La situazione legislativa che esiste nella maggior parte dei paesi europei membri dell’Unione Europea, per quanto riguarda l’attività di casino on line e sito di poker online, mostra sempre più lati che mancano di una certa logica. 

A parte l’Inghilterra, che ha regolarizzato tutto il settore dei casino on line e del poker on line con il Gambling Act del 2005, tutti gli altri paesi non si pronunciano in modo definitivo e passano da un divieto totale a una certa permissività senza adottare una politica definitiva. 

In tutti i paesi europei esistono lotterie nazionali, scommesse sportive, giochi elettronici (slot machine e videopoker), gratta e vinci e casino legali terrestri che sono amministrati dai monopoli di stato esistenti in ognuno di questi paesi. I casino on line e i poker on line, sono in genere registrati in paesi che fanno parte della UE, come Malta e Gibilterra, ma che sono dal punto di vista della tassazione sono dei paradisi fiscali. 

I monopoli statali che gestiscono i vari giochi d’azzardo proposti dallo stato riscuotono enormi cifre in tasse che vanno ad arricchire le casse dell’erario, e che ormai sono una fonte di introito alla quale i governi non possono e non vogliono rinunciare. 

Eguagliare la percentuale di tassazione sull’azzardo a quella dei paradisi fiscali toglierebbe la convenienza dei casino on line e dei poker on line a registrarsi all’estero, rendendo l’attività registrata in patria lucrativa e conveniente. 

È capibile la riluttanza di questi paesi ad abbassare la percentuale di tassazione sull’attività dei casino on line e dei poker on line e di tutto l’azzardo in generale, per paura di perdere introiti rispetto a quelli attuali, ma non è chiaro se i governi di questi paesi hanno calcolato in modo approfondito l’ammontare dei possibili incassi da tutti i settori dell’azzardo con una tassazione più bassa. Forse potrebbe essere più conveniente della somma degli incassi attuali dopo aver sottratto la mancata riscossione di tasse dall’online.